Venerdì, 24 Maggio 2019 16:34

Italia, la grande terra dei fuochi

Scritto da Eugenio Pacelli

L’attuale situazione della gestione rifiuti in Italia evidenzia gravi e allarmanti problematiche.

A tale riguardo, è doveroso osservare che in alcune grandi città, come ad esempio Roma, la situazione è ormai ai limiti della sopportabilità. Il ciclo di trattamento dei rifiuti non può, infatti, fermarsi alla fase di selezione, come tuttora accade, ma, mediante l’utilizzo di un termovalorizzatore, occorre bruciare tutta quella parte di rifiuto, prevalentemente organica, che riempie le discariche, creando cattivi odori, putrefazione e potenziale inquinamento.

In merito alla presunta tossicità delle emissioni dei moderni termovalorizzatori occorre far presente, ad onore del vero, che il corretto uso di tali impianti consente di recuperare energia elettrica e calore per il teleriscaldamento; inoltre, i sistemi di abbattimento delle polveri sottili, di cui sono dotati tali impianti, permettono di abbatterne una percentuale superiore al 98%. Tra gli esempi più significativi di termovalorizzatore italiano si cita quello di Acerra, tra i più importanti d’Europa, che si estende per una superficie di 9 ettari, smaltendo 600.000 t/anno di rifiuti urbani per trasformarli in 600 milioni di Kilowattora di energia elettrica, in grado di alimentare 200.000 utenze domestiche con valori di emissione inferiori del 50% dei limiti fissati dalle Direttive Europee.

In assenza di un numero di termovalorizzatori presenti nel territorio Italiano, stiamo osservando che l’accumulo di grandi quantità di rifiuti indifferenziati è causa, in moltissime aziende di trattamento rifiuti di tutta Italia, di frequenti incendi di vaste proporzioni, creando condizioni ambientali pericolose per tutti i cittadini coinvolti dalle grossi nubi nerastre e caliginose, che si sprigionano da questi gravi eventi. A Roma due grossi impianti TMB sono stati parzialmente distrutti da questi incendi tra dicembre 2018 e marzo 2019, aggravando una situazione di gestione rifiuti già fortemente compromessa.

Osserviamo, inoltre, che dal 2017 a oggi sono bruciati in tutta Italia circa un centinaio di impianti trattamento rifiuti, discariche abusive, rifiuti indifferenziati e altro: il nostro Paese sta divenendo una grande e unica terra dei fuochi.

Gli incendi divampano dalla Sicilia alla Val Camonica, rendendo l’aria irrespirabile e densa di emissioni incontrollate a base di diossina, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici e vari altri inquinanti.

In conseguenza di ciò, i cittadini sono esposti a rischi per la salute non facilmente prevedibili, senza riuscire a fare nulla per ridurre tali fenomeni. I sindaci lanciano appelli invitando le persone a non aprire le finestre e a non mangiare le verdure contaminate, ma siamo ben lontani da una vera soluzione del problema.

Un centinaio d’incendi in tutta Italia: c’è una regia dietro tutto questo o tali episodi si verificano per cause prevalentemente colpose? Gravi danni, emissioni pericolose, persistenti e incontrollate, anche in assenza di termovalorizzatori, rifiuti che bruciano in un Paese con scarsa coscienza ambientale, in cui si discute dei problemi a vari livelli, senza avviarli mai a una reale soluzione. Questa è la fotografia di questi giorni.

È necessario aumentare la quota di differenziata, con particolare attenzione alle grandi città, al fine di assicurare una migliore e più ampia selezione dei rifiuti; senza l’installazione di un termovalorizzatore, assisteremo ancora alla crescita incontrollata di discariche abusive. I rifiuti, anche tossici, saranno abbandonati dove capita, l’Ecomafia incrementerà ancora i suoi loschi guadagni. Altri incendi distruggeranno depositi di rifiuti controllati e incontrollati. Senza una seria politica di prevenzione sul territorio, l’Italia è destinata a divenire una grande e desolata terra dei fuochi.

Letto 46 volte Ultima modifica il Martedì, 11 Giugno 2019 16:36
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